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Simili a forme di sogno
assemblate cataste di fanghiglia
dal fondo di un carcere che è terra
siete come la formica leggera
non uomini ma ombre di caverna.
Non distinguete il giorno dalla notte
il santo dal cialtrone e non udite
che si muore se non da un mangiafuoco.
…ed eccomi da voi con la lucerna.
Ho rivelato l’unione delle lettere
il volo dei passeri, l’oracolo
di fegato e cistifellea so mescolare
le erbe dei medicamenti
distinguo col morso il ferro dall’argento
ammaestro benissimo le vacche
e i cavalli. Sono indubbiamente
il padre di tutte le arti l’artefice
di vostra salvezza
tuttavia
rex regum per facciata e mi contorco
come la prima delle vergini che il dio
seduce nel boschetto con il fulmine
stretto in una mano e stretta all’altra
la cinta della tonaca. Eschilo
modellava per me la maschera
dal calco degli ossi di un veltro
nato morto anzi né nato né morto
perché chi redime ha lo scettro
da prima della culla e la postura
mistica del risorto.
La terra mi diede genitura
ed io alla terra mi incatenano
coi chiodi come i denti nella mela
mani e piedi mi fora
tanto che il coro umano mi addolora
dei lamenti miei stessi.
Siedi.
Siedi ti mi accanto prima della scena-madre
siedi ti mi accanto in vece dell’oscena madre
che mi fece pel benigno guardo di Io
che mi fece silente acconciator del verbo
per i sordomuti e mi prescrive
fuggire incontinenza.
Siedi ascolta ciò che ho da dire
tenera formica delle biche.
Voi tutti voi tutti voi tutti morite
dopo corto brevissimo viaggio.
Voi tutti. Indistintamente.
È una folata ed è la manica
che fruscia di non so che Parca
e sottende il suono di un moncone
che si affloscia da ambo le parti
a voi rimanga il dicitur dell’attimo
delle memorie in fila fatte grumo
montaggio d’avant-garde
raduno
imo con l’acerbo ringhio dei molossi
che frantuma quelle già debolissime
forme di sogno forme di figura
umana.
Ma amen mai per non avermi
esangue ormai esangue
anch’io vittima madrebambina
manomorta che si ditalina
si tiene vigile alla veglia.
Oh ottusità ridicola che avete!
Lavorate e non avete arte
mattone per mattone per alzare
il tetto che rovina in capo
sui vostri settantanni minuto per minuto
educate i figli alla stessa regola
che aveste coi grembiuli della nemesi
candidi luridi integerrimi lisi
io Prometeo
venuto da solo - dall’etimo:
prima del buio
io sono qui su una rupe col fuoco
che salva e che illumina
legato non seduto come a Cafarnao
che vi imploro ad uno ad uno
di vivere.
Allacciato come un salame
vado fiero della mia tracotanza
e prego il dio che sono il dio
che voi dovreste essere e non siete
poveri in ispirito afflitti e miti
ingordi di giustizia e misericordiosi
puri di cuore pacifici e perseguitati
affinché vi facciate beati
da soli nel regno del mondo.